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Don Morinello

 
 
 
Foto DON MORINELLO: SACERDOTE DI LICATA... A LICATA!

DON MORINELLO: SACERDOTE DI LICATA... A LICATA!

Sono Don Vincenzo Morinello, ma a Licata, paese dove sono nato, il 5 dicembre 1870, mi chiamano: “u canonicu” oppure “u diretturi”, ma se tu vuoi, puoi chiamarmi semplicemente don Morinello.
Quando ero ancora giovanissimo, ho sentito i sussurri di una voce divina che con dolcezza mi invitava a seguire e a dedicarmi ad una missione importante: diventare sacerdote. Così fu. Infatti il 22 dicembre 1894 divento sacerdote e giuro di amare Gesù per sempre.
Man mano che gli anni passano, mi affeziono al mio lavoro di sacerdote, se così lo posso chiamare: confesso, celebro la Messa, incontro la gente e specialmente i bambini del catechismo! Un giorno però, sono rimasto colpito dalla situazione di un vecchietto. Ora ti racconto.
Sono andato da lui per fargli un po’ di compagnia, scambiare quattro chiacchiere e magari scherzare un pochettino; Macchè! Sapessi che dispiacere ho provato al vedere quel vecchietto solo, sporco, affamato; insomma mal ridotto. Vincenzo, mi son detto, devi fare qualcosa! Che ho fatto?
Sul momento, tanti pensieri andavano e venivano nella mia mente: mamma mia, ero in un mare di confusione! Ma poi, confidando il mio stato d’animo a Gesù e a qualche persona di mia fiducia, ho deciso di ritornare da quel vecchietto con alcuni amici, i quali mi hanno aiutato a lavare e pulire, lui e la piccola casetta e dopo un bel piatto di minestra, ho potuto finalmente parlargli di Dio.
E’ rimasto contento di tutto.Che bella esperienza di amore che è stata! E guarda che questa constatazione non l’ho fatta solo io, ma anche quelli che erano con me.
Sai che dopo questo avvenimento, attraversando le strade di Licata, ho scoperto che altri anziani avevano bisogno di aiuto urgente? Ad un vecchietto per esempio, ho avuto solo il tempo di amministrargli l’olio santo, che già è volato in paradiso.
Questa volta però niente panico; ho diviso i compiti, così come si fa oggi quando c’è un’emergenza: gli amici che erano venuti con me, essendo tutti uomini, sono andati nelle case degli uomini e nelle case delle vecchiette sono andate le donne, di cui la maggioranza erano ragazze che facevano parte del gruppo chiamato “Dame di Carità”.
Se i mezzi di allora sarebbero stati come quelli di oggi, ed io avrei potuto riprendere con la telecamera quei momenti, tu oggi vedresti scene del tipo: Chi lava, chi pulisce, chi aiuta a dar da mangiare, chi cura qualche piaga, chi conforta, chi accompagna all’ospedale, chi, come me parla di Dio e amministra l’ultimo sacramento, e così tanti altri atteggiamenti di cura e di attenzione verso quel prossimo bisognoso.
Credimi, tutto avrei immaginato di fare da sacerdote, tranne quello di aiutare queste persone anziane ad avere una vecchiaia serena e tranquilla. Eppure questa esperienza mi ha scosso! Ti voglio confidare ciò che ho scritto nel diario dopo aver fatto l’esperienza con gli anziani:


“Amali questi poveri, sono il corpo prezioso di Gesù.” Curali con amore, toccali con delicatezza, sono carne di Gesù.”


Che bello sarebbe, pensavo un giorno tra me e me, poter affidare la cura di queste persone anziane a delle suore!
Noi, facciamo quello che possiamo, eppure una volta al giorno per alcuni anziani è poco, perché sono soli ed abbandonati. Sai che ho fatto? Indovina un po’!
Sono andato ad Agrigento dal Vescovo e...!!! Ti descrivo la scena!
Al momento della mia richiesta: “Eccellenza a Licata ho bisogno di suore per curare a tempo pieno anziani soli ed abbandonati”; Lui, apre le mani e con una semplice battuta mi risponde: “don Morinello se vuoi le suore, falle tu.”
Aiuto! Ritorna il panico! Che faccio? Sembra facile. Tu che avresti fatto?
il fondatoreDa parte mia ho intensificato la preghiera e poi ho comunicato la risposta del vescovo alle “Dame di Carità”, quel gruppo di ragazze di cui ti ho parlato prima, le quali dopo alcuni giorni in una riunione mi dicono: “Perché non possiamo essere noi le suore?”.
Il cuore mi batteva forte forte; le ascoltavo in silenzio; ero stupefatto: E’ un Miracolo!
A rompere questo mio momento di inaspettata riflessione, sono sempre le voci di queste persone generose, che in coro mi gridano: Sì, vogliamo diventare suore e portare avanti quest’opera! E’ vero che noi non sappiamo chi sono e che fanno le suore, ma lei ci insegnerà!
E’ incredibile. Che decise e che coraggiose!!! Ricordo quel momento come se fosse ora!
Passano i giorni e nella preghiera acquisto la convinzione che tutto è opera di Dio: pensa, il 19 marzo del 1927, undici ragazze indossano l’abito religioso e così comincia concretamente la vita di questo nuovo Istituto che oggi viene chiamato con il nome di: “Congregazione delle Suore dei Poveri di don Morinello” e nel 1929, dopo due anni di noviziato, le stesse giovani offrono la vita a Dio attraverso i Voti di Castità, Povertà ed Obbedienza.
Sai, spesso osservo queste giovani suore e devo dirti che mi commuovo a vedere come lavorano e pregano; pensa che vanno perfino in giro a chiedere l’elemosina (in questo periodo non c’è la pensione sociale), per gli anziani che abbiamo già sistemato in una casa tutta nostra.
Senti cosa mi dicono quando ci incontriamo: “Abbiamo dato a Lui la chiave del nostro cuore pregandolo che non ce la restituisca; ci ha poste nel suo stesso palazzo, sedute al suo stesso banchetto, e non per una volta sola, ma per sempre”.
Il mio desiderio è quello di inculcare nel cuore delle nuove suore, che io ora chiamo mie Figlie, lo stesso amore per i poveri che brucia nel mio petto. Qual e quest’amore?

Quello del Vangelo! Ti rispondo. E ne sono convinto. Ti cito solo alcune frasi: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia; Tutto quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me; Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, carcerato e mi avete visitato”, ecc..
Ma chi si deve amare e perchè? Dio e il prossimo. Perché? Perché Lui ci ha amato per primi. Ma tu queste cose li sai, perché li hai imparate al catechismo, è vero?
Invece ti voglio comunicare l’intuizione o ispirazione che ho avuto qualche anno fa riguardo l’amore di Dio e del prossimo e che ora è diventata fondamento del nostro carisma: “Si guarda l’uomo e si vede Gesù, si guarda Gesù e si vede l’uomo”. Sai che significa questo?
Che bisogna amare tutte le persone che il buon Dio ci mette accanto; senz’altro chi è più debole, più indifeso, più bisognoso di cure. A me e alle suore, per esempio, oltre alla cura dei bambini, specialmente in età di catechismo, ci affida i vecchietti soli e abbandonati, spesso soli dentro e, fammelo dire, bisognosi di affetto, (anche se hanno la pensione sociale).
Ad altre suore o sacerdoti, Dio affida gli ammalati degli ospedali, ad altri la cura degli immigrati e drogati, ad altri i malati mentali, ecc.. Come vedi, Gesù attraverso persone generose, arriva a tutti gli uomini. Comprendi dunque che l’amore e la carità danno senso a tutte le cose? Concordi con me quando ripeto a me stesso che l’amore fa la vita?
Mio caro amico, parlando parlando, non mi sono accorto che sono arrivato al dicembre del 1938, ed ho la bellezza di 69 anni. Mi sento stanco e sono un po’ ammalato; già da qualche giorno non vado più in via Palma, al “Ricovero” a visitare gli anziani; l’ultima volta è stato l’altro ieri, il 19, sempre di questo mese.
Mi hanno diagnosticato una broncopolmonite acuta, questo sarà l’ultimo natale che festeggerò con le mie suore, i bambini e i miei “vicchiareddri”. Anche a capodanno credimi, ho avuto qualche sofferenza!
Sai che faccio? Chiedo gli ultimi sacramenti, ringrazio il Signore di tutto quello che mi ha dato è ha fatto in me, mi scuso se qualcosa non è andata per il verso giusto e poi prego insieme alla Madonna.
Il mio presentimento è giusto! Infatti il 4 gennaio alle ore 20, Gesù, il mio migliore Amico, mi abbraccia e mi porta con lui. Dove? In paradiso!
Amico mio, quante cose mi piacerebbe ancora dirti, ma lasciamo così, l’importante è che ci siamo conosciuti un po’! Ti saluto con le stesse parole che dico alle mie suore: “Spero che tu, con raddoppiato impegno, ti sforzi di fare una vita santa e quindi gradita al Cuore di Gesù”.
Grazie ancora amico mio. Ciao. Don Morinello

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